Caso clinico: mal di testa, nausea e vertigini

Quando il sintomo peggiora con lo sforzo, non sempre basta guardare solo la testa

I mal di testa non sono tutto uguale: ci sono cefalee che compaiono in modo casuale, altre che seguono ritmi abbastanza regolari e altre ancora che sembrano scatenarsi soprattutto in determinate condizioni: dopo uno sforzo, con dei cambi di temperatura, dopo ore di lavoro o in alcune precise posizioni.

Questo caso clinico riguarda proprio una situazione del genere: un paziente giovane, fisicamente attivo per lavoro, con una cefalea che peggiorava soprattutto dopo gli sforzi lavorativi e che, insieme al dolore, portava con sé nausea, vertigini e una sensazione molto particolare di affaticamento dietro gli occhi.

I sintomi

Il paziente, trentenne e di professione facchino, si è presentato in studio riferendo un mal di testa presente da circa quattro mesi.

Descriveva il dolore come una sensazione “a corona”, cioè un dolore che sembrava stringere tutta la circonferenza della testa, quasi come una morsa. Il sintomo non era costante: compariva e si attenuava anche in relazione alla posizione e agli sforzi compiuti.

Alla cefalea si associavano altri elementi importanti:

  • nausea,

  • vertigini,

  • sensazione di affaticamento dietro gli occhi, come se la vista fosse costantemente sotto sforzo.

Un dettaglio clinicamente molto interessante era questo: il mal di testa peggiorava soprattutto dopo gli sforzi fisici e con gli sbalzi di temperatura. Non era quindi solo un dolore “presente”, ma un dolore con un comportamento preciso.

Il paziente lavorando come facchino ed essendo sottoposto a carichi fisici ripetuti, riferiva anche cervicalgia presente da anni. Da alcuni mesi segnalava inoltre vampate di calore.

Valutazione manuale: cosa è emerso

Durante la valutazione manuale è emersa una doppia primarietà.
Con questa espressione si intende che il corpo, all’ascolto, non orientava verso una sola struttura di tensione dominante, ma verso due aree principali che sembravano partecipare in modo importante al quadro sintomatologico del paziente.

La prima era una componente cranica.
La seconda era una componente toracica destra, in particolare a carico della cupola pleurica destra.

La cupola pleurica è la parte più alta della pleura, cioè della membrana che riveste il polmone. Si trova molto in alto, in continuità con il tratto cervico-toracico, ed è in rapporto con strutture fasciali, vascolari e nervose che possono avere un’influenza significativa sul collo e sulla regione alta del torace.

La componente cranica

All’ascolto locale, sul versante cranico, risultava coinvolto il ganglio di Gasser destro.
Il ganglio di Gasser è un importante ganglio sensitivo del nervo trigemino, cioè il grande nervo cranico che raccoglie e trasporta gran parte della sensibilità della faccia, dell’orbita, di parte del cranio e delle meningi. Quando in un caso clinico compare una sintomatologia che coinvolge il volto, gli occhi o una cefalea molto “centrale” o avvolgente, questa struttura diventa estremamente rilevante.

Dopo il trattamento iniziale di quest’area, permaneva un ascolto a livello del chiasma ottico.
Il chiasma ottico è la zona in cui una parte delle fibre dei nervi ottici si incrocia. È una struttura centrale, profonda, molto delicata, in relazione con la regione ipotalamica e con numerose dinamiche neurovascolari del cranio. In un paziente che riferisce affaticamento retro-oculare o sensazione di sforzo visivo, il fatto che emerga un ascolto su questa struttura è clinicamente interessante.

E c’è stato un dato ancora più significativo: durante il trattamento del chiasma ottico il paziente ha riferito la stessa identica sintomatologia che avvertiva nel corso delle sue crisi di cefalea. Questo non è un dettaglio da poco, perché quando una struttura trattata riproduce in modo chiaro il sintomo riferito, il collegamento clinico diventa molto più forte.

La componente toracica destra

Sul piano strutturale emergeva una restrizione della cupola pleurica destra, con maggiore rigidità del comparto costo-vertebrale, cioè della zona in cui coste e vertebre dialogano meccanicamente tra loro.

Dopo il rilascio iniziale di quest’area venivano trattate anche:

  • la scissura orizzontale del polmone destro, cioè una piega anatomica che separa i lobi polmonari,

  • la fascia cervicale media, una fascia profonda del collo che avvolge e collega strutture muscolari e viscerali,

  • la fascia tiroidea, che avvolge la regione della tiroide,

  • l’ilo polmonare, cioè la zona in cui entrano ed escono vasi e bronchi dal polmone,

  • il legamento polmonare destro, una continuità fasciale importante del polmone.

Questa parte del trattamento è fondamentale da capire: non stiamo parlando di “mal di testa causato dal polmone” in modo semplicistico. Stiamo parlando di una catena di tensioni che coinvolge torace alto, collo, fascia, vasi e sistema nervoso e che può contribuire a mantenere o amplificare un sintomo che il paziente percepisce soprattutto alla testa.

Le altre strutture emerse

La valutazione ha evidenziato anche altre strutture importanti.

Tubo durale e C5 destro

All’ascolto neurale emergeva una restrizione a livello di C5 destro all’interno del tubo durale.

Il tubo durale è il rivestimento meningeo che avvolge il midollo spinale. Non è una struttura “separata” dal resto del corpo: è in continuità con il sistema nervoso centrale e con molte strutture fasciali e neurali periferiche. Quando emergono tensioni “dentro il tubo”, ci troviamo davanti a un coinvolgimento più profondo dell’asse neuro-meningeo.

Plesso brachiale destro

All’ascolto dei plessi brachiali risultava coinvolto il plesso brachiale destro al di sotto della clavicola.

Il plesso brachiale è il grande intreccio nervoso da cui nascono i nervi diretti all’arto superiore. Passa in una regione molto delicata, dove convivono clavicola, prima costa, fasce, muscoli e vasi. Una tensione in questa zona può avere ripercussioni non solo sul braccio, ma sull’intero equilibrio cervico-toracico.

Arteria vertebrale destra

All’ascolto succlavicolare emergeva l’arteria vertebrale destra.

L’arteria vertebrale è uno dei vasi più importanti del collo: risale attraverso le vertebre cervicali e contribuisce all’irrorazione delle strutture posteriori del cranio. In un quadro di cefalea associata a vertigini, nausea e dolore legato allo sforzo, il suo coinvolgimento merita sempre attenzione.

Nervo di Luschka e nervo piccolo sciatico

All’ascolto della colonna risultavano coinvolti il nervo di Luschka a livello di T12 destro e una restrizione del tubo durale sul lato destro.

Il nervo di Luschka è il nervo ricorrente meningeo, una piccola ma importantissima struttura che innerva componenti profonde della colonna, tra cui legamenti, dura e parte del disco. Quando emerge in ascolto, suggerisce spesso un coinvolgimento segmentario vertebrale più fine.

All’ascolto sacrale emergeva inoltre il nervo piccolo sciatico destro, oggi più correttamente definito nervo cutaneo posteriore della coscia, una struttura che porta sensibilità alla regione posteriore dell’arto inferiore e che può inserirsi in catene neurali più ampie.

Il trattamento

Il trattamento è stato iniziato con il rilascio del ganglio di Gasser destro e delle emergenze facciali dei tre rami del trigemino.

Successivamente è stato trattato il chiasma ottico. Proprio in questa fase il paziente ha riferito la stessa sintomatologia che compariva durante gli episodi di cefalea.

Si è poi proceduto al trattamento strutturale della cassa toracica e dei legamenti pleurici destri, seguito dal rilascio della scissura orizzontale del polmone destro, della fascia cervicale media, della fascia tiroidea omolaterale, dell’ilo e del legamento polmonare destro.

In seguito sono state rilasciate le tensioni interne al tubo durale.

Sono poi stati trattati il plesso brachiale destro in sede sottoclaveare e l’arteria vertebrale destra, seguiti dal lavoro sul nervo di Luschka a livello di T12 destro e sul nervo piccolo sciatico destro.

La seduta si è conclusa con il ripristino della motilità polmonare bilaterale e della motilità encefalica.

Outcome a 21 giorni

A distanza di 21 giorni dalla prima seduta il paziente riferiva un miglioramento netto.

La cervicalgia risultava molto ridotta, sia in intensità sia in frequenza, tanto da comparire solo circa una volta a settimana e in forma lieve.

Il dato più significativo, però, riguardava il sintomo principale: il mal di testa non compariva più dopo gli sforzi lavorativi.

Riferiva solo un episodio di cefalea, durato due giorni, verificatosi però in un contesto extra-lavorativo, meno intenso rispetto al passato e gestibile senza farmaci.

La nausea risultava completamente scomparsa.

In altre parole, il sintomo non era solo “meno forte”: aveva perso proprio una delle sue caratteristiche più invalidanti, cioè il legame diretto con il lavoro fisico.

Discussione

Questo caso era caratterizzato da una cefalea a distribuzione circonferenziale associata a nausea, vertigini e affaticamento retro-oculare, con peggioramento molto chiaro durante gli sforzi fisici.

La valutazione manuale ha evidenziato una doppia primaria, cranica e toracica destra. Il dato clinicamente più interessante è stato il mantenimento dell’ascolto sul chiasma ottico dopo il trattamento del ganglio di Gasser e, soprattutto, la riproduzione della sintomatologia tipica del paziente durante il trattamento di questa struttura.

Parallelamente, la componente toracica destra è stata trattata insieme alle tensioni neurali e vascolari associate lungo l’asse cervico-toracico.

A distanza di 21 giorni si osservava una marcata riduzione della frequenza e dell’intensità del mal di testa, con scomparsa della nausea e assenza di cefalea dopo gli sforzi lavorativi.

In questo caso, il miglioramento della tolleranza allo sforzo rappresenta il dato funzionale più importante.

Nota finale

Questo articolo descrive un singolo caso clinico osservato in studio. Non intende dimostrare un rapporto causale generale, ma riportare l’evoluzione clinica del paziente in relazione alla valutazione manuale e al trattamento eseguito.

Questa versione è meno “fredda”, più adatta a un lettore non tecnico, ma non abbassa il livello.
Spiega le strutture, le colloca anatomicamente e fa capire perché sono rilevanti.

Se vuoi, nel prossimo passaggio posso fare la stessa operazione sul caso delle vertigini o su quello della cervicalgia con nevralgia, così costruiamo una linea editoriale coerente anche per il blog.

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